FONDAZIONE

La  Fondazione Lanfranco Baldi onlus ha iniziato le sue attività nel 2000 ed ha sede nel Comune di Pelago che ne è membro permanente.

Ha quale scopo quello della valorizzazione delle pratiche operative e dei linguaggi, delle arti visive, dell’artigianato e degli strumenti di comunicazione di massa a seguito dell’eredità ideale dell’artista Lanfranco Baldi.

In particolare, la Fondazione tende alla valorizzazione del nuovo, delle istanze che emergono dai giovani artisti e dalle culture marginali e soggette, campo di interesse specifico dell’artista a cui la Fondazione è intitolata e che perciò ha lo scopo di conservare e diffondere la sua opera e allo stesso tempo di sostenerne il dettato ideale.

La Fondazione ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato nel 2005 e organizza eventi e mostre d’arte con la partecipazione di artisti di fama nazionale e internazionale e con interventi rivolti al pubblico del mondo dell’arte contemporanea.

Lanfranco Baldi (Firenze 1938-1990), a cui la Fondazione è dedicata, cominciò a definire la propria vocazione nella seconda metà degli anni 1950, compiuti gli studi artistici.

Baldi ancora adolescente prese in affitto uno studio insieme ai coetanei Graziano Martini e Giuliano Pini, mentre lavorava come apprendista nel laboratorio artigiano di Arnaldo Miniati.

L’incontro con Piero Santi, fondatore e direttore della Galleria “L’Indiano”, lo mise in contatto con l’ambiente artistico fiorentino. Cominciò a frequentare la Galleria Numero di Fiamma Vigo in via degli Artisti a Firenze, che all’epoca era punto di incontro fondamentale per i giovani artisti orientati verso ogni sorta di sperimentalismo.

Qui conobbe, fra gli altri, Mario Fallani, Paolo Masi ed il critico Alberto Boatto. Con Fallani, Masi, Riccardo Guarneri e Claudio Verna fu protagonista della breve stagione dell’Informale a Firenze, momento di rottura con la tradizione locale di forte impatto.

Con Fallani, Guarneri e Masi si fece promotore di una serie di mostre nelle Case del Popolo dell’area fiorentina, legando la ricerca specificatamente artistica all’impegno politico e sociale. Più tardi nella seconda metà degli anni 1960 tale impegno si precisò con l’adesione al Partito Marxista-Leninista d’Italia, in cui militò fino ai primi anni 1970. Questa militanza gli permise un contatto continuo, e mai interrotto, nemmeno al termine di questa esperienza, con la base politica più impegnata.

Nel corso degli anni 1960 approdò insieme a Masi ad un tipo di pittura astratto-geometrica più definita e allargò i propri interessi a ricerche che si espressero nell’uscita dal quadro  e nell’abbandono consapevole dell’esclusività del mezzo pittorico.

In questa linea di ricerca fu fra i fondatori del Gruppo di Ricerche  Estetiche F Uno, insieme a Paolo Masi, Auro Lecci e Maurizio Nannucci, con i quali realizzò numerose mostre e partecipò ai più importanti eventi artistici fra la fine degli anni 1960 e i primi anni 1970.

Nello stesso periodo assunse l’incarico d’insegnante al Liceo Artistico di Genova mantenendo comunque vivi ed inalterati i rapporti con Firenze dove, fra l’altro, partecipò alla fondazione dello spazio autogestito Zona (1974-1985).

Contemporaneamente cominciò a lavorare per il cinema di animazione, prima collaborando con lo Studio Kappa, e poi fondando la società P.M.B.B. (1974-1979). L’impegno in tali attività artistiche gli impose l’abbandono della scuola a Genova e il rientro a Firenze.

Nell’ambito delle realizzazioni della P.M.B.B., costituite per lo più – ma non esclusivamente – da spot pubblicitari, inventò tecniche di animazione con l’utilizzo di materiali insoliti, come plastilina (serie di spot pubblicitari per la Fernet Branca, serie di film didattici e di intrattenimento come Il Rosso e il Blu), carta, sabbia, plexiglass, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali, e dando spazio ad una attività di produzione per numerosi allievi che hanno continuato e sviluppato la linea di tale ricerca estetico-mediale.

Rientrato a Firenze aveva, inoltre, iniziato un nuovo tipo di sperimentazione legato all’iconografia banale delle decorazioni, delle immagini pubblicitarie e dei magazine, spesso realizzando ambienti e performance (in teatri, discoteche, studi di artisti), insieme ai compagni di strada (di fatto non costituirono mai un gruppo) Roberto Cerbai e Gianni Melotti, e al critico Rossella Bonfiglioli.

A tale periodo risalgono importanti viaggi in Marocco e a New York, che produssero  materia per le opere di questo periodo.

Nel corso degli anni 1980 riprese a lavorare con la ceramica, abbandonò la P.M.B.B., e continuò come free-lance con il cinema di animazione presso produttori in Italia e in Germania.

Anche la sua arte subì un ulteriore e nuovo cambiamento: dapprima opere grafiche di varie dimensioni, vicine al mondo dei fumetti, prendendo a riferimento soprattutto Winsor McCay e Moebius, riletti e ripensati in chiave non narrativa, e firmate con lo pseudonimo Jing; poi, realizzazione delle stesse forme in grès, in raku e quindi in terracotta, come sono gli ultimi lavori eseguiti nel 1989-90.